Ciuccio, biberon e la forza dell'abitudine...viziata


Come, quando e quanto usare il biberon e per quanto lasciare che il bambino indulga al ciuccio sono domande che ogni genitore prima o dopo si pone; molte e valide sono le ragioni per farlo:
sicuramente tra queste la sovralimentazione, dovuta alla facilità di assunzione del cibo garantita dal biberon, ma anche l’ostacolo alla corretta formazione dei muscoli mandibolari, l’insorgere di malocclusioni, carie ecc..
Meno considerate sono le conseguenze sull’evoluzione dalla deglutizione infantile alla deglutizione adulta, quando cioè la maturazione delle abilità motorie orali non avviene, per il mantenimento del pattern motorio infantile.
Se, infatti, la suzione al seno è determinata dall’azione di pompa aspirante della lingua che provoca la fuoriuscita del latte, con il capezzolo che, per le sue caratteristiche di deformabilità, si lascia comprimere contro il palato duro dal movimento verso l’alto della mandibola e quindi dell’apice della lingua, la gran parte delle tettarelle invece, dislocando all’indietro la lingua e la mandibola, non stimola la muscolatura periorale perché il latte non ha bisogno di essere aspirato ma al contrario la lingua ne deve gestire il flusso in caduta.
Ma i ritmi di ogni giorno e la conseguente necessità di avere un mezzo che garantisca ad esempio una rapida ed autonoma colazione del bambino, fanno poi sì che se ne faccia uso anche ben oltre lo svezzamento.
Tale consuetudine, unita ad un uso prolungato del ciuccio, all’onicofagia o ad abitudini viziate come succhiare il dito o altri corpi estranei, possono quindi essere causa della discinesia linguale, per la mancata reazione maturativa a catena rappresentata dallo spostamento della lingua nella posizione retroalveolare superiore, dalla mancata perdita di tono dei muscoli oro-facciali e del contatto tra le arcate dentali; della “deglutizione atipica” dunque, perché inadeguata all’età del bambino.
Alcuni segnali che rivelano tale condizione possiamo trovarli nella postura in attesa dell’entrata del cibo: in condizioni tipiche la bocca si apre e la lingua rimane  a riposo sul pavimento della bocca nell’attesa che il cibo sia depositato all’interno, nei casi citati invece la lingua poggia sull’arcata dentale inferiore, toccando la base del cucchiaio, è assente la contrazione dei muscoli masticatori con spinta della lingua verso i denti, nel deglutire è evidente la contrazione dell’orbicolare e la “smorfia” che ne deriva.
Altri indizi sono: accentuazione del solco labio-mentoniero, labbro superiore accorciato, respirazione orale, incompetenza labiale, facies adenoidea (occhiaie accentuate, naso piccolo, ali strette), frenulo linguale corto, adenoidi ipertrofiche, palato alto e stretto. Inoltre la difficoltà a separare la lingua dalla mandibola e la tendenza a movimenti antero-posteriori della stessa è spesso associata a zetacismo, sigmatismo, pronuncia interdentale o dentale.
In presenza di tali segnali il logopedista proporrà di individuare e dunque tentare di estinguere le abitudini viziate eventualmente presenti, per iniziare poi la terapia mio-funzionale: un percorso che attraverso esercizi di postura linguale mira (anche grazie ad esercizi da svolgere a casa) all’adeguamento della deglutizione, scomponendo quelli che in condizioni normali sono movimenti muscolari inconsci in unità volontarie che verranno poi automatizzate sostituendo lo schema motorio precedente.


Log. Fabrizio Pani

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